We want sex (equality)

Proxima Generi organizza, per venerdì 27 marzo, in occasione del pisano Marzo delle Donne 2015,  una serata tematica.

“We Want Sex” (già il nome è tutto un programma, come scoprirà chi non conosce il film) è una bella commedia capace di coniugare con leggerezza, umorismo e impegno sociale .

Alla base un fatto vero, del 68, quando le (minoritarie) operaie di un ramo inglese della Ford osarono sfidare il colosso americano, i sindacati, il primo ministro laburista Wilson e il malcontento dei mariti, organizzando uno sciopero duro per ottenere un salario equiparato a quello maschile. Ben ambientato, recitato con la naturalezza della vita da un bel cast , il film è insieme nostalgico e attuale. Lungi dall’essere superati, i problemi di ieri riemergono in forma peggiorativa nel mondo globalizzato di oggi, ma il film invita ad avere coraggio.

È dunque un’occasione da non perdere per chi non l’avesse visto e anche per chi, in effetti, con l’occasione lo può rispolverare: humor inglese per affrontare un tema serio e concreto che ci consentirà di trascorrere una serata , a mio parere, intensa e, al contempo, deliziosa.

Ha accettato, tra l’altro, di “attualizzarci” i dati sul lavoro femminile una cara amica di Proxima, una donna tosta e che di lavoro se ne intende, Anna Romei, che vanta una lunga esperienza sia politica che umana perfettamente consona al tema in questione, nonché al tema del lavoro in generale.

ProXima Generi organizza questo evento assieme all’Associazione Teatro di Sogni presso il Cinema Lumiere, e, per chi vorrà, ci sarà la possibilità do cenare durante il film (un po’ modello drive-in)…o bere qualcosa sempre a tema “british”: fish&chips e birra!

Insomma, non certo un raffinato menù ma ci atteniamo al tema in tutti i sensi:

1) facciamo gli inglesi , 2) rispettiamo l’etica… e dove lo trovavano il tempo di fare manicaretti le operaie della Ford con quei ritmi di lavoro ? ( ma anche oggi forse non va meglio!)

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“Chiamarlo amore non si può”

L’associazione ProXima Generi organizza una mostra di arte attraverso opere prodotte con tecniche di pittura, fotografia, scultura, disegno, collage ed altre opere creative – edite ed inedite – sulla violenza contro le donne.

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L’intento dell’associazione è focalizzare l’attenzione sulla violenza di genere, sia essa fisica, psicologica, economica o sessuale e riflettere insieme, uomini e donne, sulla cultura che giustifica sopraffazioni consapevoli e inconsapevoli.

Ricordiamo che la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne è stata adottata senza voto da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 48/104 del 20 dicembre 1993. In essa è contenuto il riconoscimento della “necessità urgente per l’applicazione universale alle donne dei diritti e dei principi in materia di uguaglianza, la sicurezza, la libertà, l’integrità e la dignità di tutti gli esseri umani“.

Il regolamento della mostra è consultabile nella sezione NEWS.

 

Cognome a sorpresa

E’ comico leggere “a sorpresa” sulle agenzie di stampa, a proposito del rinvio del voto sulla norma che abolisce l’obbligo di trasmettere il cognome paterno.

Noi ci saremmo dette “sorprese” se fosse passata alla prima votazione l’abolizione di un retaggio patriarcale che ad oggi conferma drammaticamente l’immobilismo completo della classe politica di questo paese.

Di fronte ai numeri della discriminazione di genere da paese del terzo mondo, di fronte alla evidente incapacità di questa classe politica italiana maschia e geriatrica di rinnovarsi sotto qualunque parametro si voglia osservare culturale, economico, sociale, ecc. ci si scatena per ciò che in altri paesi è già stato fatto senza distruggere famiglie, causare caos nella pubblica amministrazione o invasioni delle cavallette.

Ma evidentemente anche solo adeguarsi alle normative europee in materia di discriminazione provoca il terrore di confrontarsi con altro da se che è l’universo femminile.

A noi donne italiane non viene riconosciuto neanche la cosa più ovvia del mondo e cioè che i figli che partoriamo, noi e non gli uomini, possano portare il cognome materno.

Si conferma, se mai ce ne fosse il dubbio, che il rapporto uomini/donne in Italia non si basa sul rispetto o sulla condivisione, ma sul possesso, anzi sulla proprietà, poiché questo è ad oggi il cognome: un marchio di fabbrica di genere maschile.

Giuseppina Falbo

V. Presidente Proxima Generi

A proposito del caso Boldrini

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Non si può tacere di fronte all’assalto dato alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha superato ogni limite di decenza.

Le immagini della macchina con la foto della Presidente della Camera dove si chiedeva “Cosa faresti in auto con la Boldrini?” sono intollerabili e mostrano il disprezzo non per la carica istituzionale che Ella riveste, ma quello per la Donna. L’attacco usa gli strumenti non politici ma sessisti.

A nessuno sarebbe venuto in mente di dire del Presidente del Senato “cosa faresti in auto con Piero Grasso”.

Non solo si attacca in forma sessista Laura Boldrini , ma anche le deputate che sono lì non in quanto rappresentanti in parlamento di chi le ha votate democraticamente, ma secondo alcuni perché fornitrici di servizi sessuali.

Duole ricordarsi ancora una volta che le donne spesso non vengono trattate nel rispetto della persona ma come qualcosa di altro, come dispensatrici di servizi sessuali appunto  o nella migliore delle ipotesi supporto alla famiglia o infermiera di casa, tutto meno che esseri autonomi e pensanti.

Ma se è evidente l’offesa sessista e la violenza che sottintende, come non avere paura di un invito allo stupro?

Forse che in Italia non si uccidano centinaia di donne ogni anno con l’unica colpa di essere donne?

Forse che la violenza familiare o meno non sia tristemente presente?

Si ripete urgentemente la necessità che le donne gridino forte il loro no a comportamenti sessisti e violenti, anche quando provengono dai compagni di un partito poiché la cultura sessista,perchè di questo si tratta, non cambia da sola ma ha bisogno di una partecipazione attiva di tutti uomini e donne consapevoli che è nel rispetto della persona che passa il nostro grado di civiltà e di benessere.